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Vi sarete chiesti come mai, a metà marzo, non vi avevamo
più detto nulla a proposito della decima edizione della
principale attività della nostra asscociazione culturale:
il Woodsong, quella del 2004. Abbiamo passato lunghe
settimane a cercare una soluzione che non è arrivata
(nonostante il supporto dell'attiva amministrazione di
Rovetta sempre preziosa e indispensabile). Il decennale
del Woodsong sarà l'edizione dedicata al silenzio.
Silenzio dovuto alla volontà di tener fede alla nostra
promessa di crescita continua nelle proposte artistiche e
del festival: le quattro edizioni rovettesi sono state un
successo crescente e i nomi proposti, dal 2000 a oggi al
Paladorma di Rovetta, parlano da soli (ricordiamone
alcuni: Cristina Donà, Cousteau, P.F.M., Modena City
Ramblers, John Trudell, Afterhours, Ottavo Padiglione,
Nicola Arigliano, Africa Unite). In economia si chiama
"crisi di crescita": vero è che dopo anni di
duro lavoro volontario (anche di chi tra i cinque del
Nessun Dorma lavora ogni giorno con la musica come
professionista del settore), ci sarebbe sembrato
interessante che istituzioni più ricche di disponibilità
economica di un piccolo comune potessero capire che
importanza ha avuto per molta gente il Woodsong sino ad
oggi. Ma, metaforicamente, l'interesse delle istituzioni
per i bisogni della gente sono notoriamente deficitari, e
basta guardare in che stato sono le nostre strade, i
nostri cinema, i servizi sociali sempre meno di assistenza
e sempre più "prodotti" da far pagare al
cittadino, per capire che certamente gli sguardi dei
potenti son rivolti altrove, generalmente alla propria
seggiola. L'Italia è lo strano paese dove tutto è
dovuto, quel luogo un po' bislacco e furbacchione dove ti
danno una pacca sulla spalla con una mano, e con l'altra
fanno gli scongiuri sperando che le cose non ti vadano
davvero così bene, quando si tratta di iniziative
pubbliche. In questi anni, magari per caso ma
probabilmente no, in Valle Seriana, nei paesi limitrofi,
sono nate diverse iniziative musicali e questo, a nostro
avviso, avrebbe dovuto dare forza e coraggio a chi, tra le
istituzioni, avrebbe dovuto capire l'importanza di questi
segnali. Segnali arrivati non per caso, ma con un
contributo di professionalità unico nel suo genere, come
quello del Woodsong. Ma la classe dirigente di questa
provincia non ci è mai parsa estremamente sveglia nei
settori non tradizionali come la musica.
Era per noi evidente che ci sarebbe voluto un salto di
qualità: le idee sui gruppi per il Woodsong 2004 c'erano
già. Avevamo la sorpresa finale del super gruppo.
Volevamo coinvolgere altre amministrazioni, ma anche in
paesi più ricchi, chi organizza eventi culturali si è
trovato a confrontarsi con la miopia amministrativa: paesi
che si definiscono "città" e che non hanno un
palazzetto dello sport, una piscina, un tendone dove
portare avanti con continuità iniziative, una strada che
possa definirsi tale per smistare il traffico abnorme dei
periodi festivi, provocato dall'invece altrettanto facilità
di smembramento territoriale a favore di pochi che hanno
invaso ogni angolo delle valli con una dissennata poltica
edilizia unica nel suo genere. Per noi questi son stati
dieci anni davvero belli: come tutte le avventure, abbiamo
avuto i nostri momenti difficili, ci siamo ritrovati
almeno due olte sul baratro del fallimento economico, ci
siamo risollevati, abbiamo portato il nome del Woodsong,
di Rovetta e quindi in definitiva di questa zona
geografica situata in provincia di Bergamo sui principali
media nazionali - così finalmente quando si parla di Alta
Valle Seriana, non si sente più solo parlare di
malinconiche villette a schiera con giardino, in realtà
grandi come una stanza d'albergo, eh eh eh…
State sintonizzati. Potrebbero esserci delle sorprese. Se così sarà, lo saprete prima della fine del 2004…
Quelli del Nessun Dorma
(Davide Covelli, Marco Grompi, Tullio Lanfranchi,
Silvano Petrogalli, Davide Sapienza)
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(www.giannimaroccolo.com)
A.C.A.U. La nostra Meraviglia
(Universal Music, 16 Aprile 2004)
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Difficilmente l'iperattività di un musicista coincide con la qualità del prodotto finale. Ma difficilmente si incontra un musicista (e produttore, e alchimista di incontri) come www.giannimaroccolo.com, aka Gianni Maroccolo nella sua nuova identità di caleidoscopio del rock italiano degli ultimi venti anni. Di A.C.A.U. - La nostra Meraviglia bisognerebbe parlare come di un album epocale, se l'aggettivo non fosse stato svalutato da fatui entusiasmi per cose presto dimenticate. Ma epocale, questo A.C.A.U., lo è davvero. Nel senso che Marok, come lo conoscono amici e colleghi, ha provato a dipingere la propria epoca musicale. Fedele alla propria riservatezza, Gianni ha cominciato a raccogliere idee e visioni, ha aperto il cavalletto e ci ha piazzato sopra la propria tela nuova. Una tela molto grande, perché doveva includere mondi lontani dello stesso universo. Così, nel 2002 ha confezionato due album strumentali a proprio uso e consumo. Con la ben nota riservatezza, accompagnata da una determinazione convinta, Marok ha cominciato a chiedersi cosa avrebbe potuto farne di questa musica. Così ha pensato ai tanti amici con i quali, qua e là e poi ovunque, ha seminato bellezza e novità nel panorama musicale italiano (ma non solo) dai primi anni '80 ad oggi.
Già perché Maroccolo è stato tante cose, cuore e motore ogni volta che "ci si è messo": bassista e fondatore dei Litfiba negli anni '80; artefice di uno storico incontro con gli ex-C.C.C.P. Ferretti e Zamboni con i quali naviga dieci anni in un Consorzio di Suonatori Indipendenti, i C.S.I.; produttore (Timoria, Diaframma, CCCP, CSI); discografico naiv ma visionario che con il C.P.I. lancia i Marlene Kuntz. E poi Marok che incontra Robert Wyatt e gli regala un amorevole e toccante album tributo al quale partecipano molti degli "amici" che oggi si rivedono in A.C.A.U (Lorenzo, Cristina Donà, Andrea Chimenti, Giorgio Canali, Manuel Agnelli, Raiz).
Queste brevi note spiegano da sole perché A.C.A.U. non è mai nato. Anzi, A.C.A.U. è un progetto che è sempre esistito, una cornice che ora ha preso forma attorno a un disegno che oggi appare chiaro nelle proprie linee. La nostra Meraviglia è l'anima sottile di questa figura bellissima che nel 2004 si incarna in questo cd di quindici canzoni. Mentre Gianni completava l'album di debutto dei P.G.R. e andava in tour, il "doppio album strumentale" (comunque avvincente, chissà un giorno…) cambiava volto e dall'inizio del 2003, ecco cosa pensa Marok: io mando a ogni "voce amica" qualche strumentale, gli chiedo di cantarci sopra scrivendo un testo, poi si vede. Crea così un tappeto perfetto, uno specchio nel quale riflettere il proprio cammino artistico, rimanendo dietro le quinte esattamente come un regista. E si sa, la performance di un attore dipende moltissimo da come viene diretto. E' così che vanno lette le quindici tracce, che in alcuni casi sono vere e proprie canzoni (a caso: Renga con "Sabbia", Lorenzo con "Da raccontarti all'alba", Donà con "Meloria's ballade", la canzone scelta per rappresentare il progetto come singolo, Consoli con "Carezza d'autunno") e in altri passi arditi su paesaggi sonici che restano protagonisti (Battiato, Fiumani, Agnelli e Canali, Ferretti, Fiamma, Godano).
Non va dimenticato, per chi ha seguito Gianni Maroccolo e il suo squadrone volante girare mezza Italia nell'ardua ma divertente impresa di catturare le voci nel proprio habitat naturale, che A.C.A.U. è un album di musica e di parole. La decisione di affidare al rivoluazionario sito www.giannimaroccolo.com l'avvicinamento di questo vascello, non nasconde velleità cyber bensì la profonda comprensione di un mezzo straordinario inclusivo - dei fan, degli addetti ai lavori, del pubblico che ama la musica in tempi così difficili. Il sito è Il Mare di Marok. E le tappe del navigare ci hanno svelato le date importanti della carriera di Gianni Maroccolo. E in ogni porto una canzone ci ha permesso di riconoscere le terre nuove. Il diario di bordo del capitano ci ha tenuti accanto a lui. Le lettere dall'isola amata da Gianni, la Meloria, sono uscite dal faro come segnali per tutti quelli che vorranno esserci.
Ora l'avvicinamento è terminato. La A.C.A.U. è in acque territoriali, sta per entrare in porto: la spedizione è riuscita. Ha esplorato porzioni di terre nuove con lo scopo di seminare bellezza, non un eqipaggio di conquistadores ma di volenterosi alla ricerca di sguardi differenti per un mondo di musiche che serviranno a sognare e riprendere la strada. Anche perché la A.C.A.U., come il suo visionario progettista e capitano, non sta mai troppo tempo senza ripartire.
di Davide Sapienza (rubhahunish@virgilio.it)
1. Fugge l'abbraccio (Piero Pelù)
2. Adam Qadman (Raiz)
3. Carezza d'autunno (Carmen Consoli)
4. Cecinone (titolo provvisorio) (Franco Battiato)
5. Meloria's ballade (Cristina Donà)
6. Da raccontarti all'alba (Lorenzo)
7. Deriva finita (Cristiano Godano)
8. Elianto (Ginevra di Marco)
9. End coming over action bird (Manuel Agnelli/Giorgio Canali)
10. Sabbia (Renga)
11. Una prima volta (Andrea Chimenti)
12. Deus ti salvet Maria (aa/vv)
13. Infondo (Fiamma)
14. Delicato delirio (Federico Fiumani)
15. S'ostina (Giovanni Lindo Ferretti)
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