I compact disc costano troppo. Allora masterizziamoli. Un caffè al bar, 88 centesimi, al gestore costa forse 20 centesimi. E c'è tutto il resto su cui guadagnare. Masterizziamo un ottimo Illy, dai! E un paio di blue jeans? Costo industriale, forse 5 Euro, costano almeno 60 Euro. Dai, masterizziamoli! Vedere un film su un grande schermo, con un ottimo sound, costa 7 Euro, 6 Euro, 5 Euro? Bene, allora noleggio le videocassette taroccate, dove le immagini ballano, l'audio è pessimo, però io sono figo, li ho fregati tutti! Vedo il film gratis (nel senso che do gli Euro a uno stronzo parassita che fa queste cose).

Viviamo in un paese di ignoranti, amici miei. Tutti jolly buoni per ogni occasione, mai capaci di emergere per bene in una: compro la cosa che costa meno, perché tanto è uguale all'originale e soprattutto costa meno, per cui io sono davvero più intelligente e furbo degli altri. Chi non ci è mai cascato in questo atteggiamento, lanci la prima copia taroccata! Ma non voglio parlarvi di caffè (per esempio, dipende dalle miscele), né di blue jeans e neppure di videocassette, bensì di cose che conosco bene, materiale con il quale lavoro da vent'anni, premetteno che almeno l'80% della produzione discografica odierna è roba che non merita neppure di essere masterizzata, bensì solo accompagnata in discarica, a partire da quelli che hanno la brillante idea di proporcela. Detto questo, cerchiamo di capirci.

Le persone che spesso mi dicono "mi masterizzi…", sono persone che lavorano. Gente che, se il datore di lavoro, il cliente, il fornitore, non gli dà il dovuto, si incazza e giustamente. Però, per qualche strana cultura italioide, gli artisti devono lavorare gratis. Non è una categoria per la quale è giusto guadagnare attraverso la propria creatività (e allora, tutti quelli che ci stanno attorno?). Se il cantante ha una bella macchina, non va bene, ma se ce l'ha un manager, questo sì, perché lui è un manager: chi se ne frega se in ogni ambiente sociale è saturato di musica, se in ogni negozio, ristorante, bar, automobile, casa, sala d'attesa, la musica è comunque la compagnia preferita di tutti (sarà sottofondo, ma allora perché non spegnete, se non vi interessa?). Musica che qualcuno dovrà pur scrivere e poi suonare, arrangiare, registrare, produrre e commercializzare. Credo che solo il pane e gli spaghetti, il cielo, l'acqua e la terra, siano presenti tanto quanto la musica nelle nostre vite. La musica che, per la gente come me, è un vero dono degli dei, qualcosa che agisce sulle nostre membrane interne provocando vibrazioni, emozioni, modi di vedere la vita. Eppure, chi produce questa cosa, non deve essere pagato: il messaggio di noi italiani è questo, 75 milioni di cd vergini venduti nel 2001, almeno 35 dedicati alla rirpoduzione di copie private. La droga del consumare a tutti i costi: se un disco, un paio di blue jeans, qualsiasi cosa, mi interessano, allora me li compro. Se devo averne una copia, una versione taroccata, allora non mi interessa. E' un'umiliazione della mia dignitià personale. Cosa significa, che non sono all'altezza dell'originale? Che per forza il prodotto in versione economica è almeno uguale all'originale, per il quale c'è stato un investimento in ricerca, design, produzione? Io, piuttosto che avere un cd masterizzato, me lo faccio segnalare e poi eventualmente cerco di ascoltarlo e di comprarlo. I cd masterizzati che mi sono stati regalati (assurdo no?), sono in una pila un po' emarginata della mia collezione di dischi e alcuni tanto non li ascolterò mai più perché se non ero interessato all'inizio, a quel titolo, perché dovrei esserlo solo perché ho una copia taroccata?

La natura del problema è duplice. Il primo è di tipo economico: perché i soldi li deve incassare uno stronzo qualsiasi che arrotonda lo stipendio a sbafo, uno che chiede 5 Euro ad amici e conoscenti per fargli dei cd, uno che non ha investito niente? Perché non deve incassare un negozio, un distributore, una casa discografica (dove ci lavora molta gente, spesso sino alla sera tardi) che è un'impresa privata, esattamente uguale a chi fabbrica altro materiale industriale? Ma oltre agli stronzi "da 5 Euro" (questo è il valore che assegnerei al loro livello culturale), ci sono i criminali veri, the dark side of the problem: bastardi impuniti e troppo spesso collusi con chi dovrebbe multarli e arrestarli (magari gli regalano qualche copia omaggio, zac, il gioco è fatto) che stampano 100.000 copie di un nuovo album di successo, contraffacendo copertine e custodie, titoli di album e ordine delle canzoni, parassiti che guadagnano di più di una casa discografica che investe, paga le royalties agli artisti, i dipendenti, le tasse, rischia di tasca propria e non fa parte di un'industria come "il pallone" che assistenza allo Stato Italiano (il cui capo è il padrone di una squadra di calcio, toh!)? 

Da ragazzino registravo i dischi che non potevo comprare sulle cassettine, album che finivano in un'interminabile lista di "dischi da avere", che prima o poi, in vinile, entravano a far parte della mia discoteca personale. Li registrav(am)o perché così potevo intanto cominciare a sentirli, ma quasi sempre era un passaggio verso l'acquisto finale. Ma il parallelo finisce qui, perché venticinque anni fa, la musica aveva un peso culturale diverso, era una cosa davvero importante, non aveva concorrenza diretta, faceva storia a sè. Oggi la musica è per la massa l'oggetto, non il contenuto, e come tale compete con altri oggetti - il telefonino dove puoi vedere la partita (che cazzo me ne frega, io il telefono lo uso per telefonare), i disegnini idioti, i giochini per decerebrati che ci trascorrono le ore invece di leggere un libro, ascoltare musica con passione o fare sesso. Non esistono scuse a questo tipo di cultura: tutti vogliono ascoltare la musica, ma pochi sono disposti a pagare i processi che permettono di ascoltarla: già perché noi non paghiamo la musica, bensì la creatività: la premiamo proprio come si premia un prodotto che ci piace avere o consumare. Diceva Bob marley, "la cosa bella della musica, è che quando ti colpisce, non ti fa male". Una bella differenza con venti euro settimanali di un fumatore medio che si fa venire un tumore (corrisponde a due cd a medio prezzo). Un giorno nessuno stamperà più cd, non rimarranno molte cose da ascoltare, la musica registrata rimarrà un mondo di nicchia per gente che avrà voglia di andare a cercarsi prodotti underground o cose da scaricare dalla rete. Il che è una cosa bella, perché dovrebbe stimolare: sui siti dei Coldplay, di Beck, di Peter Gabriel (cito tre grandi nomi che hanno appena pubblicato tre grandi dischi, A Rush of Blood to the Head, Sea Change e Up, rispettivamente), abbiamo ascoltato in streaming le loro canzoni nuove, e io e mia moglie e i miei amici migliori, abbiamo tutti sentito una grande voglia di prendere quel disco, di ricompensare in maniera materiale le grandi emozioni e l'arrichimento spirituale che quelle canzoni ci stanno dando e che ci daranno negli anni. Quando ho saputo che Bobo Rondelli degli Ottavo Padiglione aveva fatto un album prodotto da quel genio che è Stefano Bollani, non mi sono neppure sognato di farmi masterizzare il disco da qualcuno, ho speso i miei 18 Euro perché ero felice di contribuire allo "stipendio" di questi due grandi artisti italiani e di chi ha il coraggio di pubblicare un disco come Disperati intellettuali ubriaconi. Se vendono dei dischi, avranno un ulteriore stimolo a farne un altro, quando saranno ispirati per farlo. Se vendono dei dischi, a chi come noi organizza concerti, viene voglia di rischiare e di invitarli a suonare dal vivo. 
A me fa piacere dare i soldi agli artisti che sanno emozionarmi e che sanno osare, volare alti con l'immaginazione e la creatività, percorrere strade personalissime, creare mondi bellissimi dove è davvero possibile viversi splendide sensazioni e aiutare anche la mente a nutrirsi. Masterizzerei invece volentieri le cose inutili, i soprusi: nessuno mi costringe a comprare dischi, mentre sono costretto a pagare alcune tasse che sono atti di prepotenza pura (non tutte ovviamente, siamo in una società e dobbiamo pagare qualcosa per progredire). Nessuno mi prende a calci nel sedere per mandarmi al cinema, sono io che lo faccio perché è bello decidere di farlo, è bello dare parte del denaro che mi guadagno a persone che in futuro, con quel denaro, mi stupiranno, mi stimoleranno, mi emozioneranno, rendendomi una persona migliore, capace a mia volta di supire, stimolare, emozionare. E' bello investire sulla bellezza e sulla gioia del proprio futuro, anche attraverso un atto di fiducia verso altre persone. Preferisco spenderli così i miei soldi, che darli a qualche parassita dell'alta finanza che fa soldi coi miei soldi solo perché accumula soldi, il nulla totale, spirituale e materiale.

Lo capite cosa c'è dietro un gesto così semplice e stupido? Il futuro delle vostre emozioni, della vostra immaginazione. Non lamentatevi se il grosso della produzione discografica è merda pura; lo è perché si tenta il colpaccio, profitti enormi subito, puntando alla massa dei ragazzini "vergini", da "masterizzare", perché i direttori artistici, e soprattutto quelli del marketing, sanno che un'opera artistica di spessore finirà per vendere molto meno e per essere comunque in parte masterizzata, rendendo "i numeri insufficienti". E' ancora cultura. La cultura della lungimiranza. Non il tutto e subito, ma il molto e per sempre. La cultura non si masterizza: la cultura è scegliere, scegliere l'esperienza vera. La strada giusta invece delle scorciatoie.

Davide Sapienza


 


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