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SABATO 23
h.21,30
NICOLA
ARRIGLIANO può senz'altro essere considerato il più grande cantante di jazz che ha avuto l'Italia. La sua professionalità insieme alla grande personalità e carisma che tra l'altro lo hanno fatto anche essere attore ed autore di brani musicali, gli hanno permesso di essere forse l'unico vero cantante di jazz , che il nostro Paese abbia mai avuto. Il fatto che abbia poi partecipato al festival di San Remo e che abbia conosciuto quindi il grande pubblico, non l'ha mai allontanato da una sua forma di privacy che lo ha sempre contraddistinto e caratterizzato. Il repertorio di Nicola Arigliano è vastissimo. Infatti va dallo swing italiano ed americano degli anni '30, '40, '50 e '60 ,a tutta una serie di canzoni grottesche tipiche del suo personaggio ,che ne hanno fatto e caratterizzato il repertorio.
Con Nicola Arigliano suonano: GIAMPAOLO ASCOLESE alla batteria che è il più veterano del gruppo e collabora con Arigliano dal 1986.
Batterista e percussionista che ha circa trenta anni di esperienza con tantissimi musicisti di jazz americani tra cui Chet Baker, Lee Konitz,con alle spalle l'incisione di circa 50 tra c.d. ed album, di cui tre come leader di progetti.
MICHELE ASCOLESE , chitarrista , che dopo avere avuto le prime esperienze con il jazz e la musica brasiliana , è entrato di prepotenza nel mondo della musica leggera diventando il chitarrista "di fiducia" , di artisti come , Ornella Vanoni , Gino Paoli , Fabrizio de Andrè e tantissimi altri. ELIO TATTI al basso, strumentista che ,dopo anni di esperienze nella musica classica, ha esordito nel campo del jazz in maniera brillante, collaborando con veterani del jazz italiano , quali Puccio Sboto , Marcello Rosa , Cicci Santucci .
Nicola Arigliano ,con il suo c.d. "I sing ancora" del 1996,ha vinto il "Premio Tenco 1996",davanti ad artisti del calibro di Mina, Ornella Vanoni, Ivano Fossati, Gino Paoli ed Adriano Celentano.
Da allora sono usciti altri tre c.d. : "Nu' ritratto…" della Onyx , "Italian crooner to the americans" della Philology , in cui Arigliano canta tutti standard americani , cosa veramente rara , e l'ultimo edito dalla Nun "Go , man!" , che sta riscuotendo un grandissimo successo di vendite e di critica.
FORMAZIONE : NICOLA ARIGLIANO , voce - GIAMPAOLO ASCOLESE, batteria - MICHELE ASCOLESE , chitarra - ELIO TATTI, basso
DOMENICA 24
h.14,30 (Ingresso
gratuito)
Mr.
FEEDBACK
Nati nel novembre del 1998 , in una fumosa birreria della provincia , incominciano a suonare insieme per divertimento e soddisfazione personale . Gia' il '99 li vede protagonisti di una mini turnee nel nord italia. Dopo il debutto, una serie di concerti nei piu importanti locali della regione, e non solo, li vede impegnati a proporre un genere musicale particolare.
Amano definirsi , una band di rock'n'fuckin' roll, e nei loro concerti non lasciano spazio alla noia ma giocano con l'adrenalinico rock dagli anni '60 e '70 senza compromessi, proponendo brani di varie bands che hanno fatto la storia del rock, dai lynyrd skynyrd agli zz top, dai black crowes ai led zeppelin, da neil young agli who. Una parte dei loro concerti e' dedicata proprio ai led zeppelin ispiratori del loro sound, graffiante crudo e al tempo stesso melodico. Il pubblico, parte importante del concerto, potra' cosi divertirsi insieme a loro rivivendo una parte di storia del rock! L'esperienza live di simone trevisan (chitarra), la particolare voce di andy brevi (voce solista) , l'ironica tecnica di nick mazzucconi (basso) e la simpatica aggressivita' di checco bertini (batteria) vi terranno compagnia con un paio d'ore di buon, vecchio e sano rock'n'roll. Checco Bertini: batteria - Ik Mazzucconi: basso e cori - Simone Travisan: chitarra solista e cori - Andy Brevi: voce solista e chitarra ritmica.
h.21,30
E' evidente che la presenza di
JOHN TRUDELL
al Woodsong 2001, data d'apertura del tour europeo 2001, è un avvenimento di grande rilievo. John Trudell rappresenta la propria vita in canzoni poetiche sottolineate da u rock blues ipnotico e avvolgente che ben si intona al motto della nostra associazione, "nessun dorma". Ma il suo scuoterci viene da situazioni ben più gravi del torpore che troppo spesso assale questi strani tempi italiani. La storia di Trudell, nativo Santee Sioux, è la storia di tanti figli del baby-boom degli anni '50, quando Elvis Presley e il rock'n'roll ebbero un impatto rivoluzionario anche sulle allora devastate comunità dei Nativi Americani, massacrati dalla politica genocida del governo degli Stati Uniti compiutasi nel suo apice dopo la battaglia di Wounded Knee del 1890. Milioni di morti massacrati, nel nome della conquista. Con questa privazione dolorosa e questo DNA, Trudell nasce e cresce in una riserva indiana tra le più turbolente, nel South Dakota. Negli anni '70 diventa segretario del Movimento Indiano d'America e assiste a fatti sanguinosi come la guerra aperta tra FBI, CIA e attivisti del movimento. Nel 1978, per cause non ancora accertate (definite "accidentali" dall'FBI), la moglie e i figli i John muoiono in un incendio doloso una mattina di febbraio, dopo che Trudell aveva simbolicamente ridicolizzato una bandiera americana fuori dal quartier generale dell'FBI in segno di protesta. Che coincidenza. Il dolore e la rabbia, lo smarrimento, il ripensamento, avvicinano John al mondo del rock: Jackson Browne, leggendario cantautore della west-coast lo "adotta" e lo aiuta a registrare una casetta di canzoni che nel 1986 Bob Dylan, sulla più importante rivista musicale del mondo (Rolling Stone Magazine) definisce "disco dell'anno". Trudell trova un proprio modo di essere nuovamente attivo e di esprimere la propria storia di Indiano. Nel 1992, grazie a Jackson Browne, pubblica quelle canzoni e altre novità nello strepitoso album AKA Graffiti Man (Ryko/IRD), seguito tre anni dopo da Johnny Damas and Me (Ryko/IRD). Nel 1994, arriva finalmente in Italia per alcune reading e durante la primavera seguente per la prima volta gira l'Italia in tour dopo che, nel febbraio, era stato protagonista al Festival del Mandorlo in Fiore di Agrigento dove Robbie Robertson aveva legittimato la sua presenza in uno speciale di grande successo trasmesso da RAIUNO.La vita di John non è una vita facile: i suoi dischi in Europa vendono molto bene ma negli Stati Uniti il suo è un nome caldo, da tenere d'occhio. Per questo incontra grandi favori al punto da pubblicare anche in Italia il suo libro Stickman (Selene Edizioni, 1995). John Trudell non è un cantautore arrabbiato che usa la musica come sottofondo per slogan ed invettive di bassa lega. Trudell è un poeta popolare capace di articolare sentimenti profondi e di legare assieme i valori primari della vita, tingendoli delle forti essenze di una tradizione come quella dei Nativi Americani alla quale spesso si guarda come a qualcosa del passato, qualcosa che va bene per qualche seminario new age o qualche molliccio documentari che bada bene a parlare sempre al passato, come se gli Indiani fossero qualcosa che appartiene al passato, un anacronismo avanzato in qualche riserva. Trudell è un uomo di oggi e parla di adesso, cercando di contribuire a creare nuove forme di coesione e via per la ricostruzione di una cultura svuotata con la violenza e schiacciata senza pietà, confinata nelle riserve, preda di enormi problemi sociali come disoccupazione, emarginazione, droga e alcolismo. In quest'ottica il suo terzo album, Blue Indians (Dangerous Discs/Compagnia Nuove Indye, 1999)è una summa di queste diverse tendenze espressive: "gli indiani blu" sono quelli praticamente esclusi anche dalle proprie comunità, oramai quasi completamente soggiogate al consumismo e all'american way of life. Non sono cose facili da digerire quelle cantate da John, ma le canzoni e le melodie sono di segno universale, rappresentano la lucida descrizione di quello che stiamo perdendo anche noi, in questa perfetta società votata al materialismo e alla perdita di istinto, riflessione e spiritualità: "Pensare di sognare non è/Veramente sognare" canta nella prima frase del suo album Trudell. Rabbia e dolcezza, speranza, parole dure e parole d'amore, una voce che ipnotizza, una presenza quieta e a suo modo distante: Trudell con i Bad Dog dal vivo fa sognare davvero e aiuta a credere che la speranza può essere strumento di una realtà migliore.
JOHN TRUDELL SUL WEB: www.johntrudell.com
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