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"Quello che non c'è", nuovo album degli Afterhours, secondo Cristina Donà
La cantautrice venuta alla ribalta con i due album TREGUA (1997) e NIDO (1999) prodotti da Manuel Agnelli degli Afterhours, ha accettato di parlare per Nessun Dorma del loro nuovo album, una splendida conferma di una delle migliori realtà rock internazionali.
Mi è successo una sola volta, credo, di recensire il lavoro di qualche collega e non è stato facile.
Credo che le recensioni dovrebbero essere solo una sorta di scaletta informativa, che prescinde dai giudizi personali, perché l'oggettività è qualcosa che in arte hanno davvero in pochi.
Ma questa non è una recensione è il racconto della mia esperienza di ascolto del nuovo lavoro degli Afterhours, o forse solo un modo per far sapere a Manuel Agnelli ciò che mi trasmettono queste nuove canzoni.
"Quello che non c'è" (Mescal/Sony Music)
"Curo le foglie, saranno forti, se riesco ad ignorare che gli alberi son morti, ma questo è camminare alto sull'acqua e su quello che non c'è"
Considerazioni iniziali: Fateci caso, ci sono persone che passano la vita a lamentarsi dello stato delle cose per poi rimanere in superficie, senza mai sforzarsi e altri che sfidano continuamente la realtà per cercare di darle un senso. Raccolgono ostinatamente i pezzi di una figura difficile da comporre. Il percorso musicale e linguistico degli Aftehours a mio avviso ha sempre cercato, pur rimanendo nell'ambito rock, di proporre atmosfere e messaggi differenti, spesso spiazzanti, ad ogni nuovo album.
Sensazioni al primo ascolto:"Quello che non c'è" è diretto, tanto nei suoni, quanto nelle parole.
Forse crescendo ci si accorge che c'è sempre meno tempo e la comunicazione deve essere efficace. E qual'è il modo migliore per dare al chi ti ascolta la sensazione della trasparenza musicale? E' farti accomodare direttamente nel luogo dove viene suonato il disco.
Così è ascoltare "Quello che non c'è". Sedersi nella sala di registrazione mentre gli Afterhours suonano quelle nove canzoni. Sono suoni confidenziali, come le parole, come la voce che le pronuncia (Manuel in questo si aiuta anche con un brano recitato…forse la vicinanza di Mimì ha dato i suoi frutti?). Ti racconta qualcosa di un sogno, un sogno di lui bambino. Ci sono riferimenti al viaggio in India che Manuel ha fatto assieme a Mimì (degli appena disciolti Massimo Volume) qualche tempo fa. Un'esperienza che ha lasciato il nostro cantante rock non esattente abbracciato al misticismo dal quale quasi tutti sono attratti e attraversati…anzi. Il più delle volte sono memorie di un sole morto che sputa poesie.
Il suono..dicevamo…si trasforma un po' e il frastuono tipico del gruppo rimane un disturbo in lontananza, un disturbo comunque presente che lascia però la figura in primo piano limpida.
Diviene tutto così crudo e intimo da farmi un po' paura. Ma so che la paura è fondamentale per ricordarsi di essere vivi, vero Manuel?
Cambiamenti nel gruppo: Xavier Iriondo (chitarra elettrica) lascia il gruppo, ma anziché cercare di rimpiazzrlo, o peggio, di imitare il suo suono, gli Afterhours hanno "usato" la sua assenza suonando di nuova luce. "Ogni impedimento è un giovamento" diceva qualcuno. Perché se si sa guardare bene la vita…non è poi così male, soprattutto quando ti sorprende.
Titoli:"Quello che non c'è", "Bye Bye Bombay", "Sulle labbra" , "Varanasy baby" , "Non sono immaginario", " La gente sta male", "Bungee Jumping", "Ritorno a casa", "Il mio ruolo".
Le mie preferite: "Quello che non c'è" "Bye Bye Bombay" "La gente sta male" "Ritorno a casa" "Il mio ruolo"
Citazioni, secondo la sottoscritta : qualcosa dei gruppi anni settanta italiani nel ritornello di "Quello che non c'è", The weight /the Band in "Ritorno a casa" . "Drive all night"/ B.Springsteen in "Il mio ruolo"
Parole ricorrenti nel vocabolario di Manuel: questa è una menata da cantanti-scittori di testi, ve la risparmio. E poi non ricordo dove ha messo il foglietto con le annotazioni.
Domanda: solo una cosa mi ha lasciato perplessa…la brigata britannica…rosa?????
Grazie ancora.
Cristina Donà
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