Franco Michieli


IL SIGNIFICATO DELL'ESPLORAZIONE: RICREARE LA SCOPERTA
Grandi traversate "a vista" in Lapponia, Groenlandia e Islanda

Franco Michieli, geografo ed esploratore, giornalista e scrittore, racconta le esperienze esplorative vissuta in Lapponia, Lyngsalpene (Norvegia), Groenlandia Meridionale e Islanda senza mappe né strumenti per l'orientamento.

Norvegia - Nordland - Inverno sopra circola polare artico Davvero le montagne perdono la cosiddetta verginità dopo che qualcuno le ha scalate? Davvero salire, denominare e cartografare una montagna significa svelarne il mistero? O siamo noi ad essere schiavi della logica astratta della "prima" e della "conquista"? Davvero l'esplorazione passata può averci dato un'immagine esauriente del mondo, quando per secoli è stata condotta da personaggi troppo spesso accecati dall'ambizione e dalla brama di gloria o, di recente, dall'ossessione della prestazione sportiva?

La mia conclusione è che esplorare non ha niente a che vedere col giungere per primi in un luogo. Significa semmai stringere con il territorio una relazione nuova, concreta, originale, interpretando la realtà così come appare a noi, consci che nessuna cultura può possedere integralmente la realtà di un paesaggio. Possiamo ricominciare da capo, con occhi nuovi, e forse fare scoperte anche più rilevanti di quelle del passato.
Ma come realizzare questa possibilità? Nel corso della serata propongo quattro esempi, realizzati grazie all'esperienza di una ventina di precedenti lunghe traversate negli ultimi ventanni. 
Norvegia - Nordland - Inverno sopra circola polare artico 1998, Traversata est-ovest degli sconfinati altipiani disabitati della Lapponia Norvegese, senza mappe, orologi, strumenti per l'orientamento o le telecomunicazioni. Della grande regione, vasta come il Norditalia, avevamo un'approssimativa "mappa mentale" memorizzata da una carta stradale in scala 1:400.000. Con l'aiuto di elementi naturali come il sole, le nuvole, il vento, le alture e l'andamento dei corsi d'acqua, siamo riusciti a "tenere la rotta" per circa 600 km senza mai perderci, avendo così conferma che la sensibilità e la mente umane non sono da meno dell'istinto degli animali migratori. Una riscoperta che ci ha permesso, da quel momento, di tornare a incontrare la grande natura solo con i nostri occhi, ricreando per noi un intero mondo da esplorare. 
1999, Traversata delle Alpi del Lyngen, nel nord della Norvegia, catena montuosa dalla morfologia molto aspra, tutta picchi rocciosi e ghiacciai, priva di rifugi e di sentieri, lunga circa cento chilometri in linea d'aria e circondata dai fiordi; è molto ben cartografata, le cime sono state scalate da tempo ed è già stata teatro di alcune traversate integrali. L'abbiamo percorsa da un capo all'altro rinunciando alle mappe e facendo a meno di ogni strumento. Ci siamo inoltrati nella catena montuosa come se nessuno l'avesse mai vista prima dall'interno: le cime, i ghiacciai, le valli sono tornati tutti senza nome; da ciascuna delle oltre venti creste che abbiamo scavalcato nel cercare una via, ogni volta è apparso davanti a noi un mondo nuovo, inaspettato, come appena creato. 
Un'avventura dal forte significato proprio in un'epoca che crede di non aver più nulla da esplorare, ma solo di doversi dedicare alla "trasformazione" del mondo a proprio uso e consumo. 2000: Le coste della Groenlandia meridionale tra i picchi di granito e i ghiacciai. 2001: Il deserto islandese Ódádahraun in inverno, in una vastità bianca quasi costantemente immersa nella nebbia e nella tormenta. In questo caso il concetto classico di "itinerario" è stato del tutto abbandonato per sperimentare un'intensa forma di vagabondaggio, dove le eccezionali incognite poste dall'orientamento sono state al centro delle settimane di marcia sugli sci.
Per concludere, ciò che più conta - e che ci ha lasciato un insegnamento da estendere alla vita quotidiana - è che in queste "esplorazioni inverse" non abbiamo dato un nome a montagne sconosciute: l'abbiamo tolto a montagne che ce l'avevano già; non abbiamo cancellato l'ultima "macchia bianca" dalle mappe, ma ne abbiamo ricreate dove si credeva che non ce ne fossero più; non abbiamo fatto delle "prime", ma abbiamo mostrato come chiunque dopo di noi potrà inoltrarsi tra quelle stesse montagne, e viverle di nuovo come se nessuno le avesse viste prima.

Franco Michieli

Maggiori informazioni sui temi trattati sono nei servizi pubblicati su: Rivista della Montagna (n. 220, 232, 247, 248); Meridiani "Norvegia" (n. 90); Famiglia Cristiana (n. 42, 25 ott 1998 e n. 32, 12 ag 2001); Montebianco (n. 5); Lo Scarpone (n. 12/1998, 2/2000, 5/2001).




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