Live

Roger Waters
FilaForum Assago (MI) - 10/05/2002


Eravamo in tanti al FilaForum di Assago a dare il bentornato a Roger Waters. Forse l'affetto dimostrato dal pubblico nei suoi confronti non basterà a ripagarlo dello schiaffo subito in quasi vent'anni di "privazione obbligata" dalla sua creatura, ovvero la musica immortale dei Pink Floyd del periodo che va da "Dark Side Of The Moon" a "The Final Cut", ma senz'altro lo riconcilia con un pubblico di appassionati per i quali ai tempi di "Animals" e, ancor più, di "The Wall" Roger non nutriva una particolare ammirazione (celebre l'episodio in cui dal palco sputò in faccia a un fan). L'ammirazione è invece grande nel riascoltare circa tre ore di musica che per 3/4 è da reputarsi a tutti gli effetti un repertorio appartenente ormai alla "musica classica" del '900. Non possono essere definiti altrimenti gli episodi salienti di "The Wall" (dall'iniziale "In The Flesh" fino a "Comfortably Numb" senza dimenticare il super hit "Another Brick In The Wall" e l'immaginifica "Mother"), la suite di "Animals" riproposta quasi per intero (una album da riscoprire assolutamente), come del resto quasi tutto il contenuto di "Wish You Were Here" (con la sola esclusione di "I Have A Cigar"). Dopo un primo set in cui Waters cala quasi tutti gli assi degli anni d'oro dei Floyds, affiora il timore che la seconda parte non possa essere all'altezza, ma quando parte "Breathe" e in sequenza seguono "Time" e "Money" (da "Dark Side Of The Moon") si capisce che il serbatoio pare essere inesauribile. Anche la manciata di episodi tratti dal suo miglior album solista "Amused To Death" hanno il passo epico del capolavoro e non sfigurano accanto al più blasonato repertorio floydiano. Il pubblico è tutto con lui e Roger pare addirittura commosso da una simile accoglienza: era dai primissimi anni '70 che non metteva piede su un palco italiano e l'emozione è palpabile anche nelle conclusive "The Flickering Flame" e "Brian Damage/Eclipse".
Apprezzabile la scelta di non competere con la "grandeur" scenica dei suoi ex compagni: il palco è disadorno con un solo enorme schermo su cui scorrono immagini psichedeliche dei giovanissimi Pink Floyd durante l'esecuzione di "Set The Control For The Heart Of The Sun", un ritratto sempre più sfocato dell'amico perduto Syd Barrett durante "Shine On You Crazy Diamond" e tutta la celebre iconografia che accompagnava "The Wall" durante la ripresa dei brani di quel concept album: niente maiali gonfiabili, fuochi artificiali o aerei che si schiantano sul palco, ma solo flashback visivi relativi a ciò che accompagnò la splendida epopea di una band eccezionale. Ma anche il gruppo che oggi accompagna Waters è di prim'ordine (spiccano Snowy White e Andy Fairweather Low alle chitarre) e nell'epico assolo finale di "Comfortably Numb" (peraltro, con grande sorpresa, cantata in coro, parola per parola, da tutti i diecimila presenti) si riesce perfino a non rimpiangere l'assenza sul palco di David Gilmour. 
Un concerto che conferma ulteriormente quanto i Pink Floyd, per essere davvero credibili, non possano fare a meno della loro forza creativa principale: con questo show Waters ha dimostrato che quando si tratta di emozioni, è la SUA musica a dispensarne. Oggi come allora.

Marco Grompi 



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